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Romolo Leone

nato a Napoli il 23-01-1895; ivi morto il 2-09-1948.

Artista da inserirsi nel filone dei continuatori della scuola di Posillipo. La famiglia paterna, originaria di S. Donato Valdicomino, oggi in provincia di Frosinone ma fino agli anni '40 facente parte della regione abruzzese ( L'Aquila ) era dedita all'artigianato dell'ebanisteria ed alla creazione artistica di pastori in terracotta. Avviato agli studi classici, iniziò a frequentare all'età di sedici anni il Regio Istituto di Belle Arti in Napoli, oggi Accademia di Belle Arti ed ebbe come Maestri il Volpe e il Cammarano che hanno lasciato tante importanti opere nell'Arte napoletana. Interruppe gli studi per partecipare alla Grande Guerra 1915-18. Da militare non tralasciò la sua Arte, anzi prese parte ad una Mostra tenutasi nel 1919 al presidio di Pavia del Corpo di Armata di Alessandria, esponendo venti opere. Terminata la Grande Guerra riprese gli studi e si diplomò in Pittura di Figura il 25 Ottobre 1923. Nella stessa Accademia insegnerà per circa due anni.

Nel vivace clima culturale della città venne a contatto con i coevi pittori Casciaro e Pratella e con il commediografo R. Bracco di cui è tra i primi ad apprezzarne gli scritti teatrali. La sua produzione si arricchisce sempre più, privilegiando la scoperta degli angoli più riposti e meno oleografici della città, spesso concentrandosi sulla fatica dell'uomo.

Partecipò alla "Giovanile", mostra del 1921 nella Galleria Principe di Napoli ove la Real Casa acquistò il suo dipinto "Curiosità".

Sempre nel 1921 è attestata la sua partecipazione a una mostra presso la Galleria d'Arte di Milano e a vari altri eventi d'arte e i quotidiani di allora ne testimoniano le critiche lusinghiere.

Prese parte al Gruppo Flegreo degli artisti napoletani che si riunivano nel cosiddetto "quartiere latino" situato tra Via Rosaroll e Porta Capuana. Ben presto però le Sindacali fasciste bloccheranno ogni dissenso del movimento.

Iniziano le periodiche Promotrici d'Arte del ventennio: partecipa nel 1922 alla Promotrice di Belle Arti Salvator Rosa in Napoli e nel 1923 a quella di Torino. Nel 1925 lavorò molto per l'estero, in particolare per l'Egitto, dove inviò molte sue opere di soggetto sacro. Nel 1928 ancora a Torino a una Promotrice dove tutte le sue opere furono acquistate e a una "Primaverile d'Arte" nel cui comitato vi era il noto mecenate Comm. Mattia Simonelli. Nel 1929 Mostra Sindacale degli Artisti. 1930 sempre a Torino e nello stesso anno la II Mostra Sindacale in Napoli a Castelnuovo, dove molti giornali ne riportarono in foto le opere. Ancora a Torino nel 1931 e 1932. A Padova nel 1931 espose "la Deposizione " alla Mostra d'Arte Sacra. Nel 1933 IV Mostra Sindacale a Napoli. Nel 1935 in occasione della V Mostra

Promotrice fu invitato dalla " Revue Moderne" di Parigi a inviare notizie biografiche e fotografie delle sue opere per pubblicazioni sulla sua Arte.

Nel 1935 partecipò al Concorso promosso dalla Regina e tenuto in Roma nei Saloni di Palazzo Reale. In tale occasione il quadro " Testa di fante" fu acquistato dal Museo di Guerra del XIII Reggimento Fanteria de L'Aquila. Nel 1937 partecipazione al Premio S. Remo e infine nel 1938 e 1939 espose alla Mostra Sindacale con buona critica da parte dei maggiori quotidiani. Partecipò alla Quadriennale di Roma e fu socio del Circolo Artistico Politecnico fino al 1937.

Un periodo di felice serenità tra le due guerre fu quello delle "villeggiature " in Lacco Ameno nell'Isola d'Ischia che diede spunto alla realizzazione di un gran numero di "Marine", paesaggi costieri, anfratti di roccia in cui l'elemento umano non era secondario a quello naturale e che spesso furono donati ai pescatori che l'osservavano all'opera.

Il Secondo Conflitto Mondiale lo portò insieme alla famiglia a ritornare a San Donato Valdicomino il paese di suo padre Vincenzo, immortalato in molto quadri e bozzetti di cui uno qui esposto. La scelta però non fu delle più felici poiché il borgo si trovava proprio sul tormentato fronte di Cassino. Pur tra le oggettive difficoltà e le paure di una guerra egli trovò in quei luoghi l'ispirazione per concentrarsi e portare a termine, un numero considerevole di studi e dipinti aventi come principale protagonista l'Appennino e i suoi paesi, ritraendo il proprio gruppo familiare come in arcaiche istantanee, spesso alla tavola contadina oppure in momenti di calma e riposo, focalizzandosi sugli sguardi.

Uomo di pace e di tolleranza, conquistò con la sua arte e con la pacatezza dei modi, anche i cosiddetti nemici, tra di loro alcuni intellettuali austriaci di stanza nel paese, che ne seppero apprezzare l'arte e che gli confidarono di sperare in un domani migliore dove potersi rincontrare senza più guerre.

Il suo Domani sarà purtroppo breve, poiché una banale malattia oggi curabilissima, lo porterà via alla fine dell'estate del 1948 a soli 53 anni.

Le sue opere varcarono le frontiere e furono negli Stati Uniti, in Argentina, in Giappone, Egitto ed in Francia.

In Italia rimangono innumerevoli dipinti in case private, altri esposti in Gallerie d'Arte con temi dedicati ai continuatori della Scuola di Posillipo, affreschi in Chiese di Napoli e provincia, molti non più visibili a causa dei danneggiamenti di guerra, grandi tele, bozzetti, studi per vetrate sacre, statue e busti. E' bene ricordare per fare chiarezza, che poiché per molti anni è caduto l'oblìo sul nome di questo artista, spesso vengono riportate biografie con date inesatte e fuorvianti anche da ben note gallerie d'Arte.

Il suo ricordo qui in Mostra a cura degli amici del Club UNESCO Napoli vuole essere l'occasione e l'inizio per un giusto recupero della sua Arte e della sua Memoria.




Pagina dedicata alle pubblicazioni, ricerche, creazioni letterarie (poesie, racconti) per i simpatizzanti  del Club UNESCO Napoli

 

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IL BORGO  OREFICI


la sua storia, la sua arte Margherita Calò

Premessa  Prof. Elio Notarbartolo

a cura del

Consiglio Direttivo del Consorzio Antico Borgo Orefici

 

 

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miti e leggende  nella superstizione napoletana
a cura di   Maria Rosaria Petito  e  Gianni Pagano

 

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